Camomilla Meru

Fiori di camomilla continuano a sbocciare in Kenia, portando frutti di solidarietà.
Prosegue il lavoro della Meru Herbs fondata dal cunneese Andrea Botta in Kenia
In questo periodo possiamo sicuramente dire tutti tranquillamente che “mangiare abbiamo
mangiato!” (come se nel periodo di Carnevale non si mangiasse!!!), e allora vi ricordiamo la
gran varietà di tisane che potete trovare presso la Bottega: rilassanti, depuranti, regolanti,
digestive, alla liquirizia, all’ananas, al carcadè, allo zenzero e limone, alla mela e cannella…e,
naturalmente, la Camomilla!
Ci piace ogni tanto riproporverla per il grande progetto che vi sta alle spalle: quello che ormai
dal 1955 porta avanti il cuneese Andrea Botta in Kenia, grazie alla fondazione della Meru
Herbs.
Meru Herbs Kenya è oggi un’associazione di circa 2.000 famiglie utenti dell’acquedotto Nguuru
Gakirwe Water Project, nella regione semiarida che si trova sulla linea dell’Equatore, a circa
250 km a nord della capitale Nairobi.
Questi coltivatori producono, oltre alla camomilla, anche carcadè, té nero, confetture di frutti
tropicali (papaya, mango e ananas), sughi con pomodori e pilipili (peperoncino piccante) che
arrivano fino in Italia tramite il commercio equo e solidale che aderisce al Consorzio CTM
Altromecato. Questo traguardo è arrivato a compimento dopo anni di intenso lavoro e impegno
da parte della popolazione locale e, appunto, del fondatore Andrea Botta.
L’irrigazione ha aumentato la produzione di verdura e frutta e la cooperativa aiuta i produttori a
commercializzare al meglio i propri prodotti. La maggior parte delle famiglie coltiva il proprio
terreno a verdura destinata alla vendita sul mercato locale. Sono le eccedenze ad essere
vendute attraverso i canali del Commercio Equo e Solidale: ciò permette alla cooperativa di
reinvestire parte del profitto in lavori di manutenzione e ampliamento del sistema di irrigazione e
ai contadini di migliorare le proprie condizioni di vita attraverso il pagamento di bonus di
produzione.
Creando occupazione locale, inoltre, viene frenato l’esodo dalle zone rurali verso le città dove le
condizioni di vita sono nettamente peggiori e vengono favorite la disgregazione sociale e
l’emarginazione.
Se si pensa che, coltivando un fiore, si frena l’economia coloniale centrata sulla produzione,
senza nessuna garanzia di acquisto, con prezzi molto variabili e ritardi nei pagamenti,
garantendo, attraverso il canale del commercio equo solidale, prezzi equi, continuità negli
acquisti e pagamenti anticipati, permettendo così ai contadini di investire sul proprio sviluppo e
sul futuro, non si può affermare anche questa volta che, come al solito, … Basta poco!

I volontari della Bottega equosolidale Bastapoco

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